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Lo si schiaccia dolcemente tra lingua e palato; lentamente fresco e delizioso, comincia a fondersi: bagna il palato molle, sfiora le tonsille, penetra nell'esofago accogliente e infine si depone nello stomaco che ride di folle contentezza. (G. Flaubert)

Il Piemonte nel bicchiere

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Un assaggio di Piemonte nel cuore dell’Emilia Romagna: questo è quello che è successo lo scorso 14 Marzo presso la Taverna del Castoro a Bologna. Vini della tradizione piemontese, come Dolcetto, Barbera e il “Re dei vini” Barolo hanno accompagnato piatti tipici del ricettario regionale, come i famosi Tajarin, il brasato al Barolo, i formaggi tipici e il Bonet al cioccolato.

Grazie all’amichevole partecipazione di Giuliano Corino e della moglie Stefania, è emerso un amore quasi innato dei bolognesi nei confronti della tradizione piemontese. C’era da dubitarne? Direi proprio di no! I protagonisti indiscussi della serata? I vini della Cantina Corino Giovanni!

La serata esordisce con un Dolcetto d’Alba DOC, vino “beverino”, semplice ma ben strutturato, di colori rosso rubino deciso, e profumi marcati di frutti rossi. Il Dolcetto è tra i vitigni autoctoni piemontesi più tipici ed è coltivato un po’ ovunque nella regione. Il nome del vitigno deriva dalla particolare dolcezza della polpa dell’uva, ma i vini che se ne ricavano sono esclusivamente asciutti e secchi, con una modesta acidità e un piacevole retrogusto amarognolo. Una settimana di macerazione a temperatura variante da 25 a 30° C; dopo la svinatura viene messo in vasche di acciaio per la precipitazione dei fondi e fine fermentazione degli zuccheri e fermentazione malolattica. Dopodiché viene travasato e lasciato affinare per 6 - 7 mesi.

L’altro vino che affianca la prima portata, i Tajarin al profumo di tartufo, è la Barbera d’Alba “Ciabot du’ Re” DOC. Una settimana di macerazione a temperatura variante da 25 a 30° C - dopo la svinatura passaggio in acciaio per precipitazione dei fondi. Fine fermentazione degli zuccheri e fermentazione malolattica in barrique 50% nuove e 50% usato e lì rimane per 18 mesi. Trascorso suddetto tempo viene assemblato in acciaio dove rimane per 3-4 mesi, al termine dei quali viene imbottigliato e messo in commercio. Parliamo anche in questo caso di un’uva piemontese per eccellenza e il suo vino è il testimone del quotidiano vivere su tutte le colline piemontesi. Colore rosso rubino tendente al violaceo, profumi intensi di frutti rossi sotto spirito e confetture di mirtilli, in bocca spiccano i terziari, testimoni della permanenza in barrique: nota vanigliata e leggermente legnosa che danno grande eleganza e reggono bene l’abbinamento con il condimento dei Tajarin: ragù bianco di carne, profumo di tartufo e formaggio.

Veniamo ora all’atteso protagonista della serata: il Barolo DOCG. Partiamo con il Vigna Giachini 2009, vino giovane ma che non manca di dare qualche piacevole sorpresa: è già adatto al confronto con le annate successive e ben si adatta all’abbinamento coi formaggi tipici piemontesi, come il Castelmagno.

Il Barolo è il grande vino italiano per eccellenza! Ottenuto da uve Nebbiolo in purezza, nasce nel cuore delle colline di Langa, a pochi chilometri a sud di Alba, nel territorio di 11 comuni che si inseguono in un suggestivo itinerario di colline. Buona la sua struttura, con bouquet complesso, in grado di svilupparsi nel tempo senza perdere le sue affascinanti caratteristiche organolettiche: “Il re dei vini, il vino dei re”. Ha colore granato pieno e intenso, profumo al contempo fruttato e speziato; sia al naso che in bocca ricorda i piccoli frutti rossi, le ciliegie sotto spirito e la confettura, ma regala anche suggestioni di rosa e viola, cannella, pepe, noce moscata. Già piacevole dopo 4-6 anni, arriva al culmine dopo 10 anni di invecchiamento e resta ottimo anche dopo 20 o più anni… “dimenticarselo” in cantina per qualche anno sarà un piacere. Sapreste resistere?

L’abbinamento ideale? Il Brasato al Barolo, che ancor meglio si sposa con il Barolo “Vigna Giachini” DOCG 2006, ancora più morbido, dal tannino più deciso ed elegante. Ampi i sentori di frutta rossa sotto spirito e sentori di cannella, liquirizia e vaniglia. Un suggerimento seguito dalla platea: un boccone di brasato con un sorso di Barolo 2006 Vigna Giachini e un’esplosione di sapori e profumi retro nasali vi coinvolgerà!

Un fuori programma? Un Barolo Vecchie Vigne 2004 gentilmente proposto da Giuliano Corino. Che dire? Grazie per l’emozione, Giuliano! I commenti in sala vanno da “Stratosferico” a “Eccezionale”! Il vino si presenta di colore rosso granato intenso, profumi decisamente dolci di spezie, vaniglia, liquirizia, ma anche di confettura di more e lamponi. In bocca un tannino molto elegante e ancora una buona acidità, che ci permette di aspettarci ancora molto negli anni da questo vino.

La cena si conclude con un Bonet al cioccolato (“Come faceva la mia nonna”, ha esclamato un piemontese DOC!), abbinato al famosissimo vino da fine pasto, il Barolo Chinato. Questo “vino speciale”, prodotto con vino Barolo DOCG e aromatizzato con corteccia di china calissaia e altre erbe officinali come la radice di rabarbaro e la genziana si presenta di colore rosso granato intenso con complessi ed evoluti sentori di spezie ed erbe aromatiche. Sapore dolce, pieno, robusto, austero ma vellutato, armonico aroma alla china con retrogusto gradevolmente amarognolo.

 

Nella sezione “Gallerie fotografiche” del sito sono visibili le foto della degustazione.