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Il vino, specialmente in Italia, è la poesia della terra. (Mario Soldati)

Champagne? No, lambrusco...

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"Il vino non è una formula matematica: è frutto di attenta ricerca e di smodata passione e anche saper degustare un vino, a mio modo di vedere, è un’eredità."

Christian Bellei

 

Grazie all’organizzazione della delegazione AIES di Modena sabato 23 febbraio 2013 un nutrito gruppo di coraggiosi (o forse incoscienti!) appassionati di vino ha sfidato la neve e si è dato appuntamento a Bomporto (MO) per visitare la Cantina della Volta, novità degli ultimi anni nel panorama enologico emiliano, in particolar modo per quanto riguarda il Lambrusco di Sorbara.

Grazie alla volontà di un gruppo di amici appassionati di vino che hanno sostenuto ed incoraggiato Christian Bellei, IV generazione di produttori di vino, nel 2010 nasce la Cantina della Volta, rimettendo a nuovo la vecchia cantina di famiglia fondata nel 1920. Il marchio di fabbrica o vanto dell’azienda è quello di produrre lambrusco esclusivamente con il metodo tradizionale della rifermentazione in bottiglia, metodologia di lavorazione che Christian ha ereditato dal padre Giuseppe, che negli anni Ottanta, un po’ come Davide contro Golia, decise di esplorare tutte le assonanze ed affinità esistenti tra il più nobile dei vini francesi, lo Champagne, e uno dei più poveri e bistrattati vini italiani: il Lambrusco di Sorbara rivisitato in chiave Spumante Metodo Classico.

Che Christian abbia ereditato le ambizioni del padre è chiaramente evidente visitando la cantina dove possiamo “notare” attrezzature enologiche all’avanguardia come la pressa Bucher Vaslin, vasche d’acciaio inox termocondizionate provenienti direttamente da Eperney (anche i lieviti selezionati utilizzati in azienda provengono direttamente dalla Champagne, n.d.r.) ed impianto di refrigerazione dei mosti gestiti in maniera digitale centralizzata, impianto di climatizzazione che permette la fermentazione ed affinamento a temperatura costante ottimale, una linea di sboccamento di nuovissima concezione.

Insomma nulla è lasciato al caso, come anche il fatto che sono ancora una delle poche cantine in cui le uve di lambrusco vengono vendemmiate a mano da personale qualificato proveniente dalla Franciacorta oppure come la bottiglia utilizzata per i vini aziendali disegnata da Christian stesso.

La filosofia aziendale è ambiziosa e volta alla qualità, in un territorio dove invece fino all’altro ieri, e forse ancora oggi, si guardava molto più alla quantità.

La volontà di Christian è stata quella di riprendere a produrre lambrusco con il metodo tradizionale (ancestrale), lui ha capito, forse prima di altri produttori, che il metodo classico non è altro che una forma di innovazione per il lambrusco.

Il Sorbara ha le caratteristiche dello Champagne: acidità elevata e tasso alcolico basso, caratteristiche che alla Cantina della Volta cercano di lasciare inalterate, come anche il profilo olfattivo tipico del lambrusco di pianura.

Dopo aver ascoltato quindi attentamente dalle parole di Christian tutta la spiegazione sulle varie attrezzature presenti, sui vigneti, sulla vendemmia, sulle metodologie di vinificazione, affinamento ed imbottigliamento arriviamo finalmente agli assaggi, aspetto più “divertente”, ma soprattutto più gratificante, della visita in cantina.

Ultima curiosità prima dell’assaggio è stata quella sull’origine del nome dell’azienda: Bomporto deriva il suo stesso nome dai traffici navali che avvenivano nel canale navigabile che lo attraversa, il Naviglio modenese, la cantina costruita nel 1920 vicino all’argine del fiume era un luogo dove le barche facevano “La Volta” nel loro percorso per tornare verso Modena.

La degustazione è iniziata con 2 assaggi da vasca: il primo è stato un prodotto non ancora in commercio, un lambrusco vinificato in bianco, caratterizzato da un’acidità tagliente e con tutti i profumi del lambrusco, l’unica nota “stonata” era il suo colore, un giallo paglierino scarico, che certo non ci aspettiamo da un lambrusco; il secondo è stato il Rimosso 2012, che quindi non ha ancora subito la seconda fermentazione. Gli assaggi di questo tipo ai più possono sembrare inutili, in realtà sono importantissimi innanzitutto per capire come evolve il vino durante la sua creazione, ma soprattutto che caratteristiche organolettiche può avere un vino che ancora non è finito e stabilizzato.

Siamo quindi passati agli imbottigliati definitivi: Lambrusco di Sorbara DOC Rimosso 2011, che rimane sui lieviti fino al momento della degustazione, pertanto è caratterizzato dalla presenza di sedimenti naturali in bottiglia; ha un bel colore rosato acceso che diventa solo più opaco sul finire della bottiglia, è forse il lambrusco più tipico, quello della tradizione, dove la sensazione data dai lieviti è più accentuata.

Siamo quindi passati al Lambrusco di Modena Spumante DOC Metodo Classico 2010, anche questo ottenuto da uve di lambrusco di Sorbara in purezza coltivate nei terreni alluvionali del fiume Secchia, colore rosato acceso, ma molto più brillante in confronto al Rimosso, nota prevalentemente fruttata (ciliegia o amarena) al naso e in bocca buona acidità e buona struttura.

È stata poi la volta del Lambrusco Rosè di Modena DOC 2010, color rosa antico molto scarico (qui il contatto con le bucce avviene per circa 40 minuti), ma è nei profumi che dona il meglio di sé; direi che in questa versione il Sorbara riesce ad esprimere al massimo tutte le sue potenzialità, dimostrando che anche il lambrusco se lavorato in una certa maniera può raggiungere livello qualitativi veramente interessanti.

L’ultimo assaggio è stato Il Mattaglio, Vino Spumante Brut Metodo Classico, uvaggio di pinot e chardonnay, praticamente uno “champagne modenese”.

Al termine della degustazione c’è stata la tanto attesa consegna dei diplomi ai corsisti del 1° livello AIES di Modena, con la premiazione del miglior compito e della miglior degustazione.

Certo non ci dimenticheremo facilmente di questa visita, grazie all’ospitalità, alla disponibilità ed alla gentilezza che hanno dimostrato nei nostri confronti Christian Bellei e due dei suoi soci e collaboratori, Angela Sini e Giorgio Angiolini, e certamente non dimenticheremo facilmente neanche i vini che ci hanno fatto degustare, ricordandoci più spesso che a volte non è necessario dover fare troppa strada per assaggiare dei prodotti eccellenti.